2011 ago 23

Scrivere e riflettere su tasse e politica è sempre un compito delicato e difficile. Tentiamo di farlo dopo che proprio ieri è stata resa nota la bozza del Governo che per fronteggiare la crisi economica introdurrà nuove tasse, tra gli altri, sui giochi.

La notizia data ieri circa l’incremento della pressione fiscale ha lanciato sconforto tra i giocatori e gli addetti ai lavori del poker che proprio in quest’ultimo periodo stavano tirando un sospiro di sollievo dopo qualche mese di rallentamento.

Anche i commenti dei favorevoli non si sono fatti attendere: la motivazione principale a riguardo è inerente al fatto che colpire i settori del gioco o del tabacco sia più giusto che colpire sanità, istruzioni e affini.

Queste osservazioni, sono di per sé corrette e condivisibili, ma ci sono alcune precisazioni da fare. In primo luogo, e a monte, si vorrebbe veder riconosciuta la figura del PPP (Professional Poker Player) come categoria lavorativa professionale; perché le tasse sono giuste quando di contro però le istituzioni si dimostrano attente ai bisogni, nuovi o vecchi che siano, che manifestano i vari sostrati sociali.
Certamente problemi di ben difficile soluzione — certamente non nel breve termine — che trovano nell’aumento della pressione fiscale un modo per prendere tempo e per far passare come necessarie manovre che altrimenti sarebbero probabilmente di minore, se non nulla, entità (e la manovra in oggetto è una di queste). Quindi, certo, se il nostro stato avesse fondamenta solide sarebbe logico aumentare il costo di sigarette, tasse sul gioco, accisse o simili in momenti di crisi; viste come stanno le cose, al contrario, rimango nettamente perplesso circa queste misure esigendo, da cittadino, una manovra a ben più ampio respiro che vada a coinvolgere in primis tutti gli sprechi, magari temporaneamente affiancata da una maggiore pressione fiscale. Mancando il primo dei due termini però, l’equazione perde completamente di significato.
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2011 ago 21

A che punto siamo nella vicenda di Full Tilt?

Il pagamento del debito nei confronti della Alderney Gambling Control Commission, l’ente regolatore che aveva ritirato la licenza di Full Tilt Poker a fine giugno, ha riacceso in Canada le speculazioni sul possibile futuro della poker room e soprattutto dei suoi giocatori che stanno ancora spettando di riprendersi i soldi bloccati sui loro conti.

Chi ha pagato il debito?

Non è chiaro da dove provengano i soldi con i quali Full Tilt Poker abbia pagato il proprio debito nei confronti della AGCC, ma secondo il portavoce del sito canadese www.canadian-poker.ca, la lista dei possibili investitori nella Red Room comprende nomi come 888 Poker, Bwin.Party e anche la Playtech, la ditta leader nella produzione di software di gioco per le piattaforme di poker online di tutto il mondo, comprese molte delle migliori poker room legali italiane.

888 poker considerato il più probabile investitore

888 poker, la poker room del gruppo 888 Holdings, è considerata uno degli investitori più “plausibili” nella Red Room, soprattutto dopo che in passato aveva perso moltissimi giocatori emigrati verso le poker room illegali. Adesso che Full Tilt Poker non è più attiva nel mercato canadese, risulta piuttosto logico che la 888 Holdings, che da sempre mostra una gran stabilità finanziaria, colga l’occasione per riacquistare i giocatori persi, anche se questo comporta l’accollarsi i debiti della Red Room.

Pokerstars fuori dal gioco

Pokerstars, invece, è considerata fuori dal gioco nonostante la sua posizione di leader del poker online mondiale. La poker room, infatti, nonostante sia in una posizione economica molto migliore rispetto a Full Tilt, ha comunque ancora molti problemi da risolvere nei confronti delle autorità americane.

Party Poker già molto forte in Canada

Per quanto riguarda un possibile investimento da parte di PartyPoker-Bwin, le due società che si sono unite ultimamente godono già di una buona parte del mercato canadese, quindi non dovrebbero nutrire molto interesse nel rilevamento dell’attività di Full Tilt.

Indubbiamente la saga Full Tilt Poker continuerà a far parlare di sè ancora per lungo tempo.

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2011 ago 20

Passa il tempo ma la Guardia di Finanza non sembra abbia le orecchie per sentire e gli occhi per guardare. Il messaggio è chiaro: tutte le vincite ottenute col poker live saranno tassate e non verrà tenuto conto delle spese che sostengono i giocatori come spese di viaggio e alloggio e neanche le spese sostenute per i tornei stessi, quindi per i buy-in.

Anche le vincite all’estero e degli anni precedenti verranno tassate e, pensate, la Guardia di Finanza andrà a curiosare su Hendon Mob dove vengono riportate le vincite di tutti i giocatori del pianeta ma non vengono riportati tutti i buy-in spesi dagli stessi.

Morale della favola: la tassazione, se non cambieranno le cose, sarà sul lordo e non sul netto. In nessuna categoria di lavoratori si è mai assistito ad una cosa simile.

Oltre il danno la beffa. Eh si perchè oltre al vano ed effimero tentativo dello Stato di fare sembrare la classe dei giocatori di poker come liberi professionisti solo ed esclusivamente per infliggere loro subduli flagelli vi è sempre quel messaggio celato, subliminale e coatto di una classe di persone che agisce border line, che gioca di azzardo e che non ha voglia di lavorare: la peggior classe del mondo che dovrebbe essere segregata ad Alcatraz ma alla quale va estorto, con la legge e quindi legalmente, il proprio denaro.

Non è un Olocausto, per l’amor di Dio, ma è un crimine contro i giocatori di poker. E’ un crimine contro gente onesta. Un crimine contro gente che ha voglia di fare. Un crimine contro gente che ha voglia di lavorare sodo.

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2011 ago 19

Il poker live giocato nei circoli italiani prenderà il via senza poter offrire il poker cash. Ancora una volta l’introduzione della specialità, come già accaduto per il poker online, sarà a scoppio ritardato: ma è davvero necessario?
Archiviata l’introduzione del Poker Cash con un sonoro quanto prevedibile successo, l’Italia attende ora con la stessa impazienza la legalizzazione dei circoli e del Poker Live a basso costo. Una delle cose che sicuramente mancherà, paradossalmente, sarà proprio il neonato poker cash la cui introduzione, forse per non disturbare la sua versione online, verrà procastinata a data da destinarsi.

A ben vedere quella che effettivamente è passata come una mancanza di poco conto grazie all’entusiasmo generato dalla diffusione della notizia dela messa al bando delle nuove licenze, tanto piccola non è. Il margine per i nuovi circoli che, lo ricordiamo, dovranno pagare le licenze partendo da una base d’asta di 100 mila euro, sarà alquanto risicata fintantoché il flusso di rendita ben più cospicuo del poker cash non sarà legalizzato a sua volta anche nel mondo del live.

Sono diversi gli organizzatori e gestori di circoli che hanno espresso le proprie perplessità in merito visto che, a conti fatti, il limite di 250 euro che molto probabilmente verrà mantenuto anche per i buy-in dal vivo non consentirà di mantenere una struttura che di contro ha dovuto sostenere un costo così elevato solamente per aprire i battenti.

Il punto cardine, su cui riflettere ed eventualmente discutere, sta proprio in quell’intento protezionistico verso il poker cash online che sembrerebbe annunciare che il parco clienti non sarebbe in grado di sviluppare una domanda proporzionale all’offerta presente sul territorio qualora si spalmasse tra live e online. Tutto da discutere, visto che i limiti più trafficati fino ad oggi sono quelli più contenuti fino al NL50, livelli di gioco che ben difficilmente potrebbero trovare ospitalità in un circolo live per l’ovvia impossibilità di ritagliare un margine di guadagno adeguato per la sala.

Anche in questo caso dunque sembrerebbe che la limitazione, imposta e non proposta, vada in qualche modo a minare la salute dell’offerta cercando di preservare, attraverso una soluzione sbagliata, un problema che forse nemmeno si presenterebbe.

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2011 ago 17

Il Poker Grand Prix sta per arrivare e anche i nostri giocatori italiani avranno l’opportunità di partecipare a questo imperdibile evento.

Partecipa al Poker Grand Prix in grande stile. Ci sono in palio quattro pacchetti per il main event da €2.500, ognuno dei quali comprende un buy-in da €1.650 per il main event e €850 per spese varie.

Gioca nelle qualificazioni giornaliere o nei satelliti settimanali che si terranno dal 15 agosto all’11 settembre. Vola anche tu a Saint Vincent! Ti aspettiamo ai tavoli.

Qualificati oggi stesso, il Poker Grand Prix ti aspetta.

Gioca subito su PartyPoker.it!!

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2011 ago 11

Finalmente qualcosa si muove nel poker online statunitense. Secondo alcune voci provenienti dai vertici del network Merge Gaming infatti, a partire dalla prossima settimana, sarà possibile accettare nuovi giocatori dagli USA.

Sembra cosi essere finito il blocco dei nuovi conti gioco durato più di d
ue mesi e partito dopo il fatidico black friday. Merge Gaming dovrebbe essere il prossimo network a potere accettare nuovamente i giocatori americani, almeno secono le nuove indiscrezioni. Fino ad oggi soltanto Bodog e Cake Poker hanno continuato ad accettare i nuovi giocatori degli Stati Uniti.

Nonostante queste ultime notizie restano comunque molti i punti interrogativi sulla vicenda. Come fara Merge Gaming a gestire i depositi ed i pagamenti dei nuovi utenti americani? Saranno in grado di gestire le operazioni di cash out in un momento cosi difficile? Di quanto tempo avranno bisogno prima di elaborare anche i vecchi pagamenti?

Domande che tutti i giocatori americani si sono posti in questi ultimi giorni. Adesso non resta che attendere la prossima settimana per vedere come verranno risolti questi problemi e se tutto tornerà alla normalità.

Intanto è stato già annunciato che per motivi tecnici non verrà più usato il vecchio VIP Program che prevedeva un grosso rake back per i giocatori, verrà di fatto studiato un nuovo sistema che sia conforme alle nuove linee guida del mercato americano.

Adesso vedremo se queste notizie arresteranno la fuga dei migliori giocatori di poker online dagli Stati Uniti. Nei giorni scorsi infatti erano stati diversi i campioni del poker online a “scappare” verso altri lidi, fenomeni come Ben “Sauce123″ Sulsky, tra i primi a muoversi, Phil “OMGClayAiken” Galfond, Brian “Stinger88″ Hastings e da Daniel “jungleman12″ Cates che ha scelto il Portogallo per i guai avuti con il visto in Canada.

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2011 ago 10

Si chiude, in maniera definitiva, il processo al poker online voluto dal Codacons, l’associazione dei consumatori, che chiedeva l’inammissibilità della circolare dei Monopoli di Stato con la quale vengono disciplinati i giochi di abilità online.

Si chiude con discorso definitivo la questione legalità per il poker online con la sentenza del Tribunale Amministrativi Regionale del Lazio, che ha giudicato inammissibile ed irricevibile il ricorso del Codacons riguardo la disciplina dei giochi di abilità online, tra i quali appunto il poker online, concessa dalla AAMS nel 2008.

Già il Consiglio di Stato si era espresso in maniera piuttosto netta a riguardo ed anche lo stesso TAR Lazio, fin dal 2008, aveva espresso parere sfavorevole al ricorso attuato dall’associazione a tutela dei consumatori, dichiarando che “l’idoneità delle misure da predisporsi al fine di proteggere l’utenza dai rischi morali e sociali connessi alla modalità di gioco oggetto di regolazione sono rimesse alla valutazione dell’Amministrazione”.

Passati tre anni si è giunti alla respinta definitiva del ricorso, presentato oltre i 60 giorni di tempo a disposizione dal giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto. Inoltre nel testo impugnato dal Codacons, sempre secondo il verdetto del TAR, non vi sarebbe nessuna irragionevolezza né incombatibilità rispetto alla fonte primaria.

Per tanto il poker online può essere, in via definitiva, considerato come gioco di abilità e pienamente legale nel nostro paese a tutti gli effetti.

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2011 ago 5

Le tasse sul Poker Live, uno dei fardelli che ha colpito i giocatori italiani durante l’estate: cerchiamo di capire come mai le richieste siano quantomeno inique se rapportate al tipo di attività e ai guadagni reali dei giocatori italiani.

Se ce l’avessero chiesto qualche tempo fa avremmo tutti fatto un sorriso, voltato le spalle, e ci saremmo incamminati verso la strada che porta al prossimo torneo di Poker Live in giro per il mondo. Ora, almeno per un attimo, ci dobbiamo fermare per riflettere un momento. Tasse o non tasse, questo è il dilemma. Il dilemma di una classe che da una parte lo stato vorrebbe chiamare “di lavoratori” e che dall’altra bolla costantemente come giocatori d’azzardo.

Fatto sta che le vincite all’estero sembra proprio che debbano essere tassate, e la cosa che più fa sorridere (e ovviamente parliamo di un sorriso amaro) è che lo strumento utilizzato per registrare ed annotare i profitti è proprio quell’ Hendon Mob (HM) di cui tante volte abbiamo parlato. Si è sempre detto, infatti, di come non sia sufficiente il profilo HM di un giocatore per stabilire il successo o l’insuccesso della sua carriera pokeristica visto che in quel contesto vengono contabilizzate solamente le vincite e non tutti i buy-in pagati in carriera. Abbiamo sempre aggiunto che per il live andrebbero contate anche le spese extra, come hotel e pasti, per renderci conto di quanto realmente finisca nelle tasche dei giocatori.

Poi arriva la Guardia di Finanza, che evidentemente di poker ha letto poco o niente, e con buona pace di chi, da tempo, avrebbe voluto vedere un profilo più veritiero per quanto riguarda il live, ha deciso che anche così può bastare. Tassazione delle sole vincite, nessuna detraibilità sulle spese, questo è il significato dell’operazione sul, o contro, il Poker Live. Un netto controsenso, che va di fatto a creare una situazione inedita inerente ad una classe sociale/economica che deve pagare le tasse inerenti ai profitti lordi, ovvero non sul guadagno nudo e crudo della propria attività.

Non sono dunque equiparati nemmeno ai lavoratori, poiché questi pagano le tasse sui guadagni. Una situazione che ha del paradossale e che speriamo possa giungere ad un epilogo equo.Giusto sarebbe il pagamento delle tasse, ma solo se alla categoria fossero corrisposti i benefit che deriverebbero dall’essere considerati come, ad esempio, liberi professionisti.

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2011 ago 4

Sarebbe forse uno degli avvenimenti più beffardi della storia dei giochi online italiani: STOP completo per il poker cash e per i casinò online ad appena due settimane dalla loro introduzione grazie al ricorso Stanley. Ecco i dettagli:

Il Poker Cash e i Casinò Online paralizzati a settembre?

Possibile, se il ricorso di Stanley, il secondo, contro l’impianto della Legge Comunitaria 2008 (per intenderci, quella che ha messo al bando le 200 licenze per l’online con le quali è stato possibile offrire le due novità sopracitate) venisse approvato durante l’udienza programmata per il 1° settembre davanti al giudice del TAR del Lazio.

Un potenziale disastro dunque, che va ad oscurare il cielo di questo agosto che si preannunciava dolce e luminoso per tutti i gestori che proprio grazie a poker cash e casinò online stavano registrando incassi da record. Com’è ovvio che sia tutte le case da gioco online concessionarie sono corse ai ripari preparando una contromossa legale e, nel caso in cui il ricorso di Stanley venisse accolto, sono già pronte richieste di risarcimento milionarie.
Fonti attendibili ritengono altamente improbabile un’evoluzione positiva per Stanley. Già nel giugno scorso, in occasione del primo ricorso, erano emersero forti perplessità circa l’ammissibilità dell’impalcatura stessa del ricorso; ora, pare che l’Avvocatura di Stato abbia già valutato negativamente la nuova richiesta di sospensione cautelare in assenza dei necessari presupposti per l’accoglimento da parte del TAR.
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2011 ago 4

Ancora circoli sequestrati e manette chiuse attorno ai polsi dei gestori. Tutto questo a ridosso dell’introduzione dei circoli live legali. Quale sarà l’impatto gerato dal poker live legale sull’opinione pubblica dopo che per anni lo si è demonizzato?

Mentre attendiamo fiduciosi l’inizio della distribuzione delle licenze per il poker live e i conseguenti circoli che ne scaturiranno, le forze dell’ordine non si lasciano scappare questi ultimi scampoli di tempo per affondare qualche fiorettata ai circoli di Texas Hold’em italiani. Sono ben due infatti le operazioni portate a termine in questi ultimi giorni: la prima in provincia di Perugia, dove i circoli, o bische clandestine come sono stati chiamati da larga parte della stampa generalista, sono stati individuati ricorrendo addirittura al pedinamento di un dealer. Risultato? Due circoli posti sotto sequestro e, come al solito, denunce che mai vedranno una sentenza di condanna.

La seconda irruzione parla invece di Torino e qui invece la questione si fa ben più delicata. L’organizzazione era in mano alla malavita e i proventi del locale sequestrato erano poi destinati alle casse di alcuni malavitosi appartenenti alla criminalità organizzata. È questo dunque che ha fatto scattare l’operazione e il fatto che l’attività organizzasse tornei di poker texano è un fatto che, pur rimanendo nella sfera dell’illegalitàparequello di minor rilevanza nell’ambito dell’operazione.

Rimane comunque un interrogativo aperto nella mia e, credo, nella mente di molti giocatori: quale sarà l’impatto sull’opinione pubblica provocato dall’apertura dei circoli legalizzati? Finora la stampa li ha demonizzati, basti sapere che il titolo dato da una delle maggiori testate italiane alla notizia del sequestro del circolo piemontese pone l’accento sul fatto che fosse una casa da gioco quando è invece chiaro che il più grave problema risiedesse semmai nei legami con il mondo della mala.

Credo che alla fine dei conti dovremo rassegnarci a vivere un altro paradosso, analogo a quello vissuto in occasione della legalizzazione e dunque introduzione del poker cash. In quel caso ci siamo ritrovati di fronte alla demonizzazione del cash portata aventi proprio con l’ausilio delle stesse argomentazioni che furono utilizzate per giustificare l’ingresso del poker online punto it qualche anno fa. Si era detto che il poker non era un gioco d’azzardo perché lo si giocava in modalità torneo, pagando un Buy-in, e che era profondamente diverso dal gioco con i soldi reali davanti. Buon palliativo, si pensava allora, senza immaginare che qualche anno dopo si sarebbe dovuta spiegare la verità: è il gioco in se stesso a non essere un gioco d’azzardo, non centra la modalità in cui lo si gioca.

Ora con i circoli, trattati dalla stampa generalista come bische fumose frequentati da criminali con il vizio del gioco, il problema sarà il medesimo. Saranno le testate che da sempre si occupano di poker a dover tentare di spiegare che il motivo di tanti sequestri è dovuto ad un forte ritardo del legislatore nel provvedere a creare un regolamento, che non sono bische legalizzate, perché comunque si pratica un gioco d’abilità al loro interno, che, infine, sono semplicemente un luogo di ritrovo dove in molti sono diventati amici e hanno rimpiazzato la briscola con qualche partita a poker. Forse però non lo capiranno mai: fatti loro, noi aspettiamo che il nuovo regolamento entri in vigore per poter finalmente ritornare a giocare legalmente a poker!

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